INTRO - Piazzale Loreto
- 12 gen 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 13 gen 2025
Avevo appena imparato ad orientarmi in piazzale Loreto, e tu sei partito. Mi guardo intorno, registro, annuso. Rimango io.
Mi correggo: rimaniamo noi. Io e la vibe.
Innegabile.
Se non la vedi, è perché ti stai concentrando su altro. Tipo: lo smog, il grigio delle strade, la metro affollata, il lavoro.
Se non cogli Milano, sarà lei a cogliere te. O meglio, a raccoglierti. Il martedì mattina insieme all’umido.

Mi aggrappo al corrimano della metro. Capolavoro di design di Albini. La straordinarietà del progetto originario nella sua interezza eleva il mio fastidio per l’aria inumidita nel vagone dal respiro degli sconosciuti e lo trasforma in curiosità. Leggo di Franca Helg e Bob Noorda. Mi oriento sottoterra, una città nella città, riferimenti nuovi e intuitivi, insieme a migliaia di altre persone, intensivamente, eccetto che per poche ore la notte. Il tumultuoso impiego del quotidiano sublimato in linee semplici. Un dialogo sussurrato tra architettura, tempo e umani.
Beh. Esco. Sbircio dentro ai portoni dei palazzi. Gli ingressi mi parlano di una nuova borghesia di fine Ottocento, esplosione dell’industria. La ricercatezza dei dettagli mi cattura, strizzo gli occhi per vedere meglio e poi faccio un passo indietro per godere della composizione: sono incapsulata e spedita altrove, quando qualcosa di inedito sospeso nell’aria alimentava geometrie, (cosa sono quegli archi? Google: serliane) serliane, e filamenti di tungsteno.

Clacson. Mi bacia il riflesso del sole sui klinker: è l'assurda perfezione dei rivestimenti esterni delle case che richiede la mia attenzione. Sì, laterizio quasi vetrificato, poso gli occhi su di te, dammi solo un secondo. Una pelle dalle cromie variegate. Ecco come silicati doppi e tripli vanno a dare corpo all’immagine di una città a partire dagli anni ‘50 del Novecento. “Acqua Lete” si rispecchia sulla parete finestrata di “Prima Assicurazioni”. Le vetrate e le facciate senza buchi sono un inferno per gli insetti.
Sono a Piazzale Loreto, entro da AUMAI alla ricerca di lana sintetica. Ho attraversato dalla parte sbagliata, rischiato di essere investita e scavalcato con opinabile agilità il parapetto metallico che separa il marciapiedi dalla strada. Questo è un errore che ho già commesso e il cui antidoto è l’attraversamento pedonale con accesso al marciapiedi che si trova solo venti metri più avanti. Ma è solo la fretta che mi rende meno lucida, eh. A Piazzale Loreto so orientarmi.



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